
Alla notizia della malattia di Lazzaro, Gesù mostra una distanza rispetto al normale modo di sentire e manifestare gli affetti e l’amicizia che elabora una riflessione sulla malattia e sulla morte tesa a risignificarle profondamente, alla luce della salvezza. Gesù si mette in sintonia con il pianto e il dolore umano, un pianto di Dio per la sofferenza dell’uomo, dell’amico che ha come sfondo la gioia del mattino di Pasqua, una gioia che non è sentimento fondato antropologicamente, ma è connotata teologicamente; il dolore umano purificato non è un vicolo cieco, privo di uscita, ma acquista un nuovo senso. La comunità giovannea, perseguitata, è così invitata a guardare oltre le difficoltà della vita per sperare nella vita fondata sulla fede in Cristo, che è resurrezione e vita, una vita “per sempre” che già ora è comunicata a chi crede. La resurrezione di Lazzaro inaugura i tempi messianici salutati dalla folla che accoglie Gesù in Gerusalemme al grido dell’Hosanna, e acuisce il desiderio dei capi di uccidere Gesù e con lui Lazzaro stesso.
