
Casini: Col Pd barricate su preferenze. Ma mai a sinistra Attacco a Pdl: "Sul fascismo roba da asilo della politica..." La rotta dell'Udc resta salda al centro: anche se, in tempo di legge elettorale per le europee, Pier Ferdinando Casini fa fronte comune col Partito democratico in difesa del voto di preferenza che Silvio Berlusconi vuole cancellare, non andrà certo a sinistra, non diventerà "la Margherita del 2010". L'ex presidente della Camera lo dice chiaro alla festa del partito a Chianciano Terme, intervistato da Enrico Mentana, all'indomani del successo di Massimo D'Alema davanti alla stessa platea e a poche ore dalle parole del premier contro gli ex alleati: "Parole che feriscono, ma il nostro partito non puó permettersi un fallo di reazione autolesionista rispondendo alle parole ingiuste del premier andando a sinistra. Siamo al centro e qui dobbiamo rimanere, dobbiamo dimostrare che siamo protagonisti dell'area moderata del paese. Da qui nessuno si puó spostare". Neanche per andare nel Pdl, un partito, attacca Casini , che si divide le quote dal notaio, per niente moderato, tanto da costringere Gianfranco Fini a precisare cose "imparate all'asilo della politica". Perció "nessuno scandalo se l'Udc dialoga col Pd: restiamo comunque due cose diverse". Uguale sarà invece la battaglia in difesa del voto di preferenza sulla quale il partito di via dei Due Macelli, promette Casini , farà "le barricate in Parlamento, altro che girotondi fuori". Su altri temi, invece, Casini non esclude di convergere con la maggioranza tenendo fede al motto: "Se Berlusconi dice cose giuste siamo con lui, se dice cose sbagliate lo critichiamo". E se sulle Europee la posizione del premier, secondo l'Udc, è sbagliata, sulla giustizia invece "Alfano ha una idea di buonsenso". L'ex presidente della Camera condivide i punti che la riforma annunciata va a toccare e si dice "pronto al confronto" a patto che si operi "seguendo le emergenze dei cittadini non del potere", quindi occupandosi in primis dei processi civili. Quello della giustizia, tuttavia, sembra essere tra i temi sul tavolo l'unico punto di possibile convergenza con la maggioranza: su federalismo, prostituzione, scuola, da Casini arriva un fuoco di fila. La devolution senza cifre è finta, secondo il leader dell'Udc: "Bossi è andato alla foce del Po, doveva dire qualcosa, ha avuto il titolo della copertina ma non c'è la copertina, non c'è nient'altro. Un federalismo che viene imposto in questo meccanismo istituzionale porterà ad una moltiplicazione dei costi che rischia di distruggere il paese". Il ddl Carfagna "si preoccupa di stabilire nuove fattispecie di reato senza che ci sia nessuno che persegua i reati", incalza Casini . Sulla scuola, bene il grembiule ("Che almeno copre le cosine delle Winx che compro a mia figlia, cosí la figlia dell'operaio non le chiederà"), bene il maestro unico, ma "è davvero questa la sostanza dei provvedimenti del governo?", si chiede Casini . Le critiche dell'Udc tuttavia non sono solo ai provvedimenti "spot" del governo ma anche al nascente Popolo della Libertà: "Noi l'idea di un partito popolare europeo in Italia ce l'abbiamo sempre avuta ma un partito del genere non ha bisogno di precisare cos'è il fascismo e cos'è l'antifascismo, non è un partito in cui una persona governa e i rapporti sono determinati secondo atti che non sono quelli della politica. Noi dicemmo no per queste ragioni". E ora "una forza moderata come noi è fuori dalla coalizione di governo". Secondo Casini questo è "il segno di uno sbandamento che porta il presidente della Camera a precisare cose che in una democrazia matura non dovrebbero aver bisogno di precisazioni, cose che pensavamo di averlo imparato all'asilo della politica...". Casini va fiero di "non dover ringraziare nessuno se non i nostri elettori" e fa sapere che le alleanze per le amministrative l'Udc le farà "confrontandosi sui programmi" e "a partire dal centro": "Se qualcuno ritiene che il nostro partito, che non si è venduto in campagna elettorale sacrificando 40-50 parlamentari per non svendere gli ideali, oggi si svenda sul piano di qualche assessorato, queste persone non servono all'Udc. Le nostre bandiere non si alzano a intermittenza". A Bologna invece l'alleanza è già decisa, l'Udc andrà con la destra perchè‚ secondo Casini "Cofferati è il peggior sindaco del dopoguerra". E a Mentana che lo stuzzica chiedendogli se potrebbe impegnarsi in prima persona la poltrona di primo cittadino della sua Bologna, l'ex presidente della Camera risponde di no: "Faccio altre cose, non ho voglia. Non ho le competenze, sarebbe come se ti chiedessero di fare Porta a porta...".
